La Storia di Canzo

 
 

Nascita del Borgo

Il toponimo Canz, reso in latino con Cantius, è un vocabolo celtico collegato al gallico canto-, dal significato di "margine, lembo, appendice, bordo, contorno, angolo". La radice proto-celtica da cui deriva potrebbe essere *kanti ("insieme") oppure *kanxtu ("aratro").
Nel primo caso, verrebbe evocato anche il concetto di "adunanza popolare convocata su un colle circolare"; nel secondo caso, invece, sarebbero forse implicati i concetti di "lama" e "spigolo". In ogni caso, il termine sembra riferirsi alla particolare posizione dell'abitato, margine triangolare dell'alta Brianza protetto dal promontorio di Scioscia. Data l'antichità dell'insediamento sacrale noto ancora a fine Cinquecento con il nome di
Canza, posto tra il monte Pesora e il lago del Segrino, non si può peraltro escludere né che la parola Canz faccia riferimento a quel luogo né che l'intero territorio canzese fosse ritenuto particolarmente adatto per le adunanze dei clan.

Le tracce più antiche di colonizzazione umana del territorio canzese risalgono all'ultima fase della glaciazione wurmiana, durante il periodo mesolitico (circa 10.000 anni fa). L'accampamento di caccia situato a quota 900 metri sul monte Rai (Raj) fu utilizzato durante il periodo estivo, continuativamente fino all'età del bronzo medio.

L'epoca eneolitica (circa 4.000 anni fa) è segnata dall'importante testimonianza di una tomba a cista con stele, ritrovata in località Büdracch. Nel corredo erano presenti quattro bracciali, un pendaglio a doppia spirale e una punta di selce. La tomba è stata totalmente ricostruita nel giardino delle scuole secondarie di primo grado.

L'età del bronzo antico è testimoniata da un insediamento sulla riva nordorientale del lago del Segrino, il cui ritrovamento ebbe un certo peso per la conoscenza delle prime popolazioni stanziali nell'alta Brianza.

L'insediamento sul sito dell'attuale abitato è di epoca di poco anteriore alla conquista romana, alla quale si deve inoltre il tracciamento delle strade principali per scopi militari e commerciali. Relativamente a questo periodo è stata scoperta una pietra miliare vicino al lago del Segrino, che indicava le distanze lungo la via strata (via lastricata), mentre nel 1822 venne messa alla luce una tomba romana con le sue suppellettili.


Medioevo

Nei secoli dopo la scomparsa dell'Impero Romano, Canzo, in uno stato di marcata autonomia comunale, fece parte dell'area chiamata Martesana dell'arcidiocesi di Milano, e fu, formalmente, infeudata al monastero di Sant'Ambrogio. Il toponimo"Martesana" e del vicino paese di Castelmarte sono stati messi in relazione con il culto del dio Marte e alla presenza di ex legionari. Nel 1162 Federico Barbarossa pose il borgo sotto l'egida del monastero di San Pietro al Monte di Civate. Infine Canzo entrò a far parte dei domini dei Visconti, al cui interno andò delineandosi la Corte di Casale (1403), unione di comuni con a capo Canzo.

Nel 1435, con otto altre pievi e squadre comunali, la Corte costituì l’Universitas Montis Briantiae, aggregazione di comuni con voce di fronte all'autorità ducale, e in particolare di fronte al fisco, «piccola repubblica o, più precisamente, una provincia autonoma nello Stato di Milano». Essa costituisce il territorio della Brianza storica, il nucleo originario a cui si riferisce propriamente il termine "Brianza". Nel 1485 l’Universitas si doterà anche di una propria Banca. Sono anni di grande sviluppo di attività mercantili e artigianali, fioritura di scalpellini, carpentieri, fabbri di altissima capacità tecnica, maestri setaioli, artisti e stampatori apprezzati in tutta l'Italia settentrionale.

Nel 1472 gli Sforza, succeduti ai Visconti nel ducato di Milano, affidarono la Corte di Casale alla ricca famiglia di armaioli dei fratelli Negroni da Missaglia, che avevano richiesto la concessione per la presenza di miniere di ferro. Lo stemma della cosiddetta Cumünanza da Canz (trascurato nel 1861 ma riadottato nel 2002), rappresenta infatti «tre forni all'antica a guisa di alveari, per la fusione del ferro».


Epoca Moderna

Nel 1526 l'esercito spagnolo, in lotta contro il ducato di Milano, occupò Canzo, tenuta dal condottiero di ventura Niccolò Pelliccione (riguardo al quale esistono molti aneddoti leggendari), al soldo del duca Francesco II Sforza. Dopo la morte di questi, Canzo, come tutto il ducato di Milano, passò sotto il dominio spagnolo e successivamente sotto quello austriaco.

Gli spagnoli vi posero un presidio militare, ubicato sulla costa del monte in posizione dominante sul paese, nella località nota come "il Castello". L'occupazione spagnola lasciò in eredità al paese la cerimonia religiosa dell'Entierro, che veniva celebrata ogni Venerdì Santo almeno fino alla prima metà del secolo XIX.

Fino al secolo XVII Canzo era un rinomato centro manifatturiero di tessuti di saia, venduta come saia di Canzo, assieme al cimosone di Canzo, al mercato milanese, questa attività tuttavia decadde a causa delle pesanti tasse imposte dal governo spagnolo. Dopo l'estinzione della famiglia dei Missaglia nel 1667 la Corte di Casale passò ai marchesiCrivelli, che vi introdussero l'industria della seta e alla fine del XVIII secolo le filande attive erano sette, tra cui la Filanda Verza, la terza più grande della Lombardia, e la Filanda Gavazzi, attiva anche in altri paesi con opere filantropiche.

Giuseppe Parini, nato a Bosisio, quando è ancora ragazzo, viene messo in contatto con l'ambiente culturale milanese – che costituirà il suo trampolino di lancio – dal parroco di Canzo Ambrogio Fioroni, che sarà padre spirituale anche di un frate morto nel convento di Canzo in odore di santità, Giuseppe Longhi.

Nella seconda metà del Settecento, Canzo viene descritta come un'area di produzione di buon vino e ricca di colture: gelsi, mandorli, vitigni, cereali produttivi più volte l'anno. Il defluvio delle acque è ben gestito, a beneficio sia dell'agricoltura che dell'artigianato. I terreni hanno un valore elevato: circa 400-500 lire milanesi a pertica. In paese vi sono produttori e commercianti di strumenti di precisione e si tratta tutta la filiera della seta; si fa anche filatura di lino, e si produce un tipico panno di lana. Vi è anche un opificio di seta di alta qualità, che produce stoffa rossa cardinalizia. Si vende carbone di legna a Milano, dalla quale si compra il riso.

Nel 1786, nell'ambito della riorganizzazione del territorio, Canzo fu unito alla nuova provincia di Como. Nei secoli XVIII e XIX, fu capoluogo del distretto decimoterzo. La sua economia si poggiava su alcuni punti di forza: i vigneti impiantati sui pendii (Canzo produceva un buon vino), i castagni, la coltura dei gelsi (necessaria alla nutrizione dei bachi da seta), la presenza di molti pascoli con mandrie sparse, le filande e i filatoi.

Dall'edizione del 1868 del Dizionario corografico dell'Italia, il paese aveva una sua compagnia di guardia nazionale di 415 militi, di cui 110 attivi e 305 di riserva e la mobilizzabile era di 12 militi; nel 1863 vi erano 62 elettori politici inscritti nelle liste elettorali del collegio d'Erba, e Canzo faceva sezione elettorale del collegio con 288 elettori in tutto; il paese possedeva una pubblica scuola elementare, un ufficio postale proprio, uffici di verificazione per le imposte dirette, del catasto e di delegazione di pubblica sicurezza con carceri mandamentali; inoltre era sede di una giudicatura di mandamento dipendente dal tribunale di circondario di Lecco. Una delle nuove famiglie di rilievo nella vita del paese, probabilmente originaria di Arcellasco, furono gli Arcellazzi, che espressero benefattori, presidenti della Società di Mutuo Soccorso e Stefano Arcellazzi, giurista, autore di un trattato di diritto penale.

Durante l'Ottocento, Canzo dà all'Italia varie personalità significative, quali Alessandro Duroni, primo sviluppatore della fotografia in Italia ed inventore del negativo fotografico. Alessandro Manzoni, la cui suocera era di Canzo, ospitato dai suoi amici, frequenta le ville del paese, dove trae ispirazione per l'intreccio fondamentale del suo romanzo e, dalla vita del santo locale, trae gli elementi stilistici per il suo celebre incipit. Il ritrattista di casa Manzoni, Carlo Gerosa, era anch'egli canzese. Canzo dà in questo secolo i natali anche a Filippo Turati, iniziatore in Italia del socialismo riformista, espresso poi dal Partito Socialista Italiano, di cui fu fondatore. All'interno del socialismo, il suo pensiero si distingueva per il rifiuto della contrapposizione di classe e per la criticità nei confronti della rivoluzione russa: egli credeva infatti in un parlamentarismo pacifico, collaborante con gli altri partiti, per migliorare le condizioni dei lavoratori.

Accanto a una presenza di villeggianti attenti soprattutto all'ambiente naturale e alla buona socialità, Giovanni Segantini, anch'egli frequentatore della cittadina e dei suoi dintorni, viene colpito anche da alcuni aspetti della vita lavorativa e contadina, ritraendo ad esempio nella tela La raccolta dei bozzoli, l 'attività serica domestica allora in vigore in tutta la Brianza, ma soprattutto nella Canzo dei Verza e dei Gavazzi.


Primo Novecento (1900-1940)

Un altro canzese, Magno Magni, è fondatore dell'Unione concimi, prima azienda italiana a dedicarsi alla chimica e per decenni protagonista di monopolio, che sarebbe confluita nella Montecatini, trasformandola da azienda di estrazione mineraria in azienda prevalentemente chimica, ponendo così le basi per l'introduzione della plastica commerciale (1955), sviluppata da Giulio Natta, brianzolo d'adozione, proprio all'interno di questa azienda, e che gli meriterà il Premio Nobel per la chimica.

Nel 1908 nasce a Canzo dalla famiglia di san Miro Angelo Paredi, che sarebbe divenuto – oltre che Prefetto della Biblioteca Ambrosiana per quasi vent'anni – uno dei più importanti studiosi al mondo sulla figura di sant'Ambrogio, di cui mise in luce soprattutto la straordinaria forza e abilità politica. La sua biografia del santo vescovo, tradotta in inglese con il titolo "Saint Ambrose, his life and times" (1964), divenne uno dei principali punti di riferimento per gli studi santambrosiani.

I primi anni del Novecento, con la conclusione della ferrovia Milano-Asso (che si aggiunge alla Strada di Niguarda dei primi dell'Ottocento), vedono confermarsi il legame con la città di Milano, per i cui abitanti Canzo è una meta obbligata di villeggiatura già da fine Settecento (secolo a cui risalgono numerose ville neoclassiche e il Teatro Sociale). Tutt'oggi il legame con il capoluogo lombardo è molto forte, grazie al perdurare del turismo, nonché al fatto che Canzo, pur essendo in provincia di Como, appartiene all'arcidiocesi di Milano e al rito ambrosiano.

In questo secolo, la secolare tradizione siderurgica di Canzo si riversò nella fabbricazione di forbici, di cui Canzo divenne importante centro, benché fino alla metà del secolo l'economia prevalente fosse quella agricola. Il parchetto-piazzetta Turati dal 2007 presenta un "angolo del lavoro", finalizzato a rievocare questo importante settore della storia produttiva canzese.


Secondo Novecento (1940-1999)

Durante la seconda guerra mondiale, molte famiglie milanesi vi furono sfollate, e in paese vennero acquartierati un gruppo di SS italiane, presso l'asilo ed un gruppo di truppe tedesche con il comando installato presso la "Villa Rizzoli". Attività partigiane vennero svolte sui monti, attorno ai "Corni", dove i sentieri, precedentemente usati dai contrabbandieri furono utilizzati per aiutare prigionieri alleati fuggiti dal campo di concentramento di Grumello del Piano a rifugiarsi in Svizzera. Sul finire della guerra, cinque ex-soldati di montagna appartenenti alla "43ª Divisione Alpina Autonoma", inquadrata nella Resistenza – Oscar Bottoni, Francesco Pellegrino, A. Deana, D. Pittari ed E. Quaranta – furono catturati e fucilati con l'accusa di disertore il 21 marzo 1945. Un altro di essi, Giuseppe Mondello, subì la medesima sorte il 13 aprile 1945, dodici giorni prima della fine della guerra.

Una personalità di rilievo della storia novecentesca del borgo di Canzo è stata Orlando Prina, già appartenente a una famiglia locale della bassa nobiltà (Prina-Crivelli). Ritornato a Canzo dalla campagna di Grecia come ufficiale alpino, visse in clandestinità insieme alla madre vedova, collaborando con Giancarlo Puecher, Remo Sordo ed altre personalità della Resistenza lombarda. Divenuto delegato del CNLAI per il territorio di Canzo, costituì dapprima un comitato comunale formato dalle personalità di spicco del mondo partigiano locale e successivamente la Giunta clandestina che, composta da un rappresentante per ogni componente politica dell'arco costituzionale (ante litteram), organizzò la transizione istituzionale che avvenne il 25 aprile del 1945, quando le SS italiane abbandonarono la sede di Canzo.

Nel dopoguerra, Orlando Prina fu il principale artefice dell'assetto associazionista tipico del comune di Canzo, dove il comune ha come importante organo consultivo la Tavola rotonda delle Associazioni. In particolare fu il precursore delle associazioni pro-loco divenendo il primo segretario dell'Azienda di Turismo nel periodo d'oro della villeggiatura degli anni sessanta e settanta; fu il rifondatore del Gruppo Alpini Canzo, fondatore dell'Associazione Cacciatori (che sotto la sua presidenza diede vita all'importante fiera ornitologica di Canzo, ispiratrice di altre fiere dello stesso genere) e dell'Associazione Pescatori Lago del Segrino, a capo della quale promosse importanti battaglie ambientali. Fu ininterrottamente assessore dalla transizione istituzionale al 1985.

Nel settore dell'artigianato Canzo è rinomata per la produzione di forbici, al punto che un quarto delle località produttive in Italia, già dagli anni '30, si trova nel distretto di Canzo. Nel 1993 fece scalpore l'uccisione, durante guerra bosniaca, del volontario di pace canzese, di ispirazione cattolica, Gabriele Moreno Locatelli, cui una petizione popolare degli abitanti di Sarajevo ottenne di dedicare una via della città.



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